venerdì 12 gennaio 2007

...continuazione...


...Non facevano rumore i nostri passi sull'asfalto. Quel mondo mi scorreva davanti immenso e ancor più dolce perchè suo. Eravamo insieme a raccoglier suoni dalla strada e riflessi sui tetti. L'arsura e la fame ci trovarono ancora in cammino. E là, in quella città dalle mille facce, per la prima volta sedemmo insieme. Ristoro per le gambe stanche, per i piedi doloranti, per la bocca secca e per le membra affamate. E i miei pensieri tornavano indietro, sotto un cielo d'Agosto che, un giorno, per la seconda volta, mi aveva teso le braccia e condotto in un mondo reale. Come un tempo avevano fatto le stelle, prima di spegnersi. Se avessi saputo parlare, se avessi saputo prestare le parole a quel moto dell'anima che, finchè non perdi ogni controllo non pensi possa nemmeno esistere e che in un attimo si dilegua, senza lasciarsi afferrare, avrebbe avuto altre parole e altri accenti, altri suoni, la mia bocca, in quel momento. Ma, sì, in qualche modo ero convinta che lui sapesse sentire anche ciò che la bocca taceva. Leggeva,lui e lo faceva da sempre. E così, tra le nostre dita, sulle nostre bocche, il tempo scorreva via, senza farsi sentire. Puoi sentirti a casa in qualsiasi posto del mondo, se il tuo rifugio sono gli occhi di un uomo. Ma la sera sarebbe calata presto e c'era da tornare nella piccola vallata che ci aveva visti passarci accanto tante volte, crescendo, ma senza mai "vederci"...Ancora un treno,l'ultimo e il viale. Le foglie secche, ricordo di novembre, volavano via al nostro passaggio...fino a casa...Si voltò,il vecchio giovane e ando' via. E in quella notte stanca, sulla curva dei ricordi, le parole si scrissero da sole...

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