Well that day, that day | Quel giorno, quel giorno |
Well that day, that day | Bene, quel giorno, quel giorno |
That day, that day | Quel giorno, quel giorno |
Well that day, that day | Quel giorno, quel giorno |
domenica 28 gennaio 2007
mercoledì 24 gennaio 2007
E vabbè...mia mamma mi ha invitata a continuare questa catena...quindi..eccovi 5 cose che non sapete di me:
1) Odio gli spazi troppo pieni di oggetti: quando faccio ordine in armadi o cassetti devo lasciare necessariamente un po' di spazio vuoto.
2) Ho pochissimo senso dell'orientamento: potrei perdermi anche nella mia città che molto grande non è (per fotuna!)...
3) Ogni autunno raccolgo una foglia e la conservo in un quaderno.
4) Ho aggiunto una persona ai contatti di msn, mesi fa, ma non ho mai avuto il coraggio di parlarle...mm,lunga storia...probabilmente si starà ancora chiedendo "ma questa chi è?!"
5) Da piccola facevo il gioco del "se": ascoltavo i discorsi degli adulti dalla mia cameretta e se capitava che capissi male qualcosa iniziavo a far congetture "..se fosse stato come avevo capito,allora....". A volte lo faccio ancora......
sabato 20 gennaio 2007
sabato 13 gennaio 2007
venerdì 12 gennaio 2007
...continuazione...
...Non facevano rumore i nostri passi sull'asfalto. Quel mondo mi scorreva davanti immenso e ancor più dolce perchè suo. Eravamo insieme a raccoglier suoni dalla strada e riflessi sui tetti. L'arsura e la fame ci trovarono ancora in cammino. E là, in quella città dalle mille facce, per la prima volta sedemmo insieme. Ristoro per le gambe stanche, per i piedi doloranti, per la bocca secca e per le membra affamate. E i miei pensieri tornavano indietro, sotto un cielo d'Agosto che, un giorno, per la seconda volta, mi aveva teso le braccia e condotto in un mondo reale. Come un tempo avevano fatto le stelle, prima di spegnersi. Se avessi saputo parlare, se avessi saputo prestare le parole a quel moto dell'anima che, finchè non perdi ogni controllo non pensi possa nemmeno esistere e che in un attimo si dilegua, senza lasciarsi afferrare, avrebbe avuto altre parole e altri accenti, altri suoni, la mia bocca, in quel momento. Ma, sì, in qualche modo ero convinta che lui sapesse sentire anche ciò che la bocca taceva. Leggeva,lui e lo faceva da sempre. E così, tra le nostre dita, sulle nostre bocche, il tempo scorreva via, senza farsi sentire. Puoi sentirti a casa in qualsiasi posto del mondo, se il tuo rifugio sono gli occhi di un uomo. Ma la sera sarebbe calata presto e c'era da tornare nella piccola vallata che ci aveva visti passarci accanto tante volte, crescendo, ma senza mai "vederci"...Ancora un treno,l'ultimo e il viale. Le foglie secche, ricordo di novembre, volavano via al nostro passaggio...fino a casa...Si voltò,il vecchio giovane e ando' via. E in quella notte stanca, sulla curva dei ricordi, le parole si scrissero da sole...
mercoledì 10 gennaio 2007
Correva sulle fredde rotaie. Distratti e persi gli sguardi dei passeggeri. Ognuno col pensiero al suo piccolo mondo di riti e abitudini, cose da fare e da pensare e da trovare, cambiare e preparare; persone da incontrare,a cui parlare e cose...cose da comprare. Persone da comprare...
Come sempre, stralci di discorsi e di storie l'una sull'altra, nel vociare che circondava il mio corpo.
Un pizzichìo di corde, in quel momento mi svegliò...E melodia. Come usciti da un altro mondo, due occhi chiari si facevano strada, aprendo un varco verso il cielo. La voce di un violino...Nessuno si muoveva, ma il vociare, lentamente era calato. Sempre là i passeggeri, lo sguardo basso e immobile. Nessuno si era mosso di un centimentro.A guardare bene si sarebbe detto che quell'uomo e il suo violino fossero soltanto fantasia.
E così,allo stesso modo, tutti passiamo suonando il nostro violino nell'indifferenza della folla. Qualcuno ascolta distratto. Qualcuno storce il naso. Poi ecco, un giorno qualcuno ascolta e sa. Trova, nel tuo lamento silenzioso, una musica che conosce, perchè è sua. E come un'eco ti rimanda la sua canzone. E tu sai. La senti,perchè è tua.
Era accanto a me un vecchio giovane. Era accanto a me solo da un breve tratto del mio viaggio. Scriveva, lui. Le parole gli danzavano in testa sulle note intonate da quel violino e trasparivano dai suoi occhi lucenti, piegati a sorridere al sole. Ci aveva portati là il naturale bisogno umano di dare un senso e uno scopo al propio personale percorso. Necessità figlia dei tempi - ma quanto, quanto anelo la vera libertà.... Mi guardava e mi sorrideva.
Giù, giù dal treno in sosta ondate di persone.. L'ennesima fermata era la mia. Giù, lungo la banchina, quel vecchio giovane mi prese per mano. Per l'ennesima volta, come se non ci fosse mai stata una prima e come fosse l'ultima. Le sue dita si facevano strada dolemente fra le mie...
Il sole si alzava sulle strade e sulle vecchie chiese, sui nostri passi e sui nostri visi. Fra tanti io ero sola e spaesata. Senza orientamento e ignara. Ma c'era lui a guidarmi, a passi svelti, ad occhi aperti, risalendo per vicoli testimoni di una storia lunga secoli. Storia di re e di artisti, di profeti e di eori, di un popolo provato eppure vincitore. E storie di poveri e ladri, il sangue sulle strade e la fatica di vivere. Meraviglia di un mondo sconosciuto. Così vicino eppure mai visto. Eppure casa per lui.....
...to be continued...
martedì 9 gennaio 2007
sabato 6 gennaio 2007
Nei miei sogni le proporzioni sono distorte. Ogni volta che lo sogno, quel posto, cambiato tante volte appare come allora..La stradina è stretta e allungata - ci si può correre, si può- solo la rete a fiancheggiarla e gli scalini alti,come non lo sono mai stati....come quando ero bambina. Come quando ero bambina.
venerdì 5 gennaio 2007
...imparando a vedere con i tuoi occhi...
Eravamo là. Vicini. Insieme...
Un cielo d'inverno che si colorava sul mare e poi...riflessi rosati contro l'azzurro...
Sulle nostre teste una tela di pittore sembrava prender forma dall'inconsistenza di un giorno morente. Opera d'arte compiuta e perfetta, che si rimarrebbe incantati anche solo immaginando.
E i tuoi occhi erano lì.
E i miei occhi erano lì.

