domenica 28 gennaio 2007






















Well that day, that day
When everything was a mess
And everything was in place
And there's too much hurt, sad, small
Scared, alone and everyone's a cynic
And it's hard and it's sweet
But it's supposed to be like this



Quel giorno, quel giorno
quando ogni cosa era un caos
ed ogni cosa era al suo posto
e c'era troppo dolore, tristezza, piccolezza
paura, solitudine ed ognuno è un cinico
ed è difficile ed è dolce
ma si suppone che sia così.



Well that day, that day
When I sat in the sun
And I thought and I cried 'cos I'm sad
Scared, small, alone, strong
And I'm nothing and I'm true
Only a brave man can break through
And it's all OK, yeah it's OK



Bene, quel giorno, quel giorno
quando sedevo sotto il sole
e riflettevo e piangevo perché (ero) triste,
impaurita, piccola, sola, forte.
E sono niente e sono vera
solo un uomo coraggioso può passare in (quel) varco / e va bene così, sì va bene così



That day, that day
I lay down beside myself
In this feeling of pain, sadness, scared, small

Climbing, crawling towards the light
And it's all that I see
And I'm tired and I'm right
And I'm wrong and it's beautiful



Quel giorno, quel giorno
mi distendevo accanto a me stessa
in questa sensazione di dolore, malinconia, paura, piccolezza
arrampicandomi, nuotando verso la luce
ed è tutto quello che vedo
e sono stanca e sono nel giusto
e sono in errore ed è splendido



Well that day, that day
What a mess, what a marvellous mess
We're all the same but no one thinks so
And it's OK
And I'm small and I'm divine and it's beautiful
And it's coming and it's already here
And it's absolutely perfect



Quel giorno, quel giorno
che confusione, che meravigliosa confusione
noi eravamo una sola cosa ma nessuno poteva pensarlo / e va bene così
ed io sono piccola e sono divina ed è splendido / e sta arrivando ed è già qui
ed è assolutamente perfetto.



mercoledì 24 gennaio 2007

E vabbè...mia mamma mi ha invitata a continuare questa catena...quindi..eccovi 5 cose che non sapete di me:


1)    Odio gli spazi troppo pieni di oggetti: quando faccio ordine in armadi o cassetti devo lasciare necessariamente un po' di spazio vuoto.
2)    Ho pochissimo senso dell'orientamento: potrei perdermi anche nella mia città che molto grande non è (per fotuna!)...
3)    Ogni autunno raccolgo una foglia e la conservo in un quaderno.
4)    Ho aggiunto una persona ai contatti di msn, mesi fa, ma non ho mai avuto il coraggio di parlarle...mm,lunga storia...probabilmente si starà ancora chiedendo "ma questa chi è?!"
5)    Da piccola facevo il gioco del "se": ascoltavo i discorsi degli adulti dalla mia cameretta e se capitava che capissi male qualcosa iniziavo a far congetture "..se fosse stato come avevo capito,allora....". A volte lo faccio ancora......


Passo la parola a Veres, e al sig. Saggio  ^_^

sabato 20 gennaio 2007




Trovato tra tanta polvere in una vecchissima videocassetta...Ok. Da rivedere,decisamente .

sabato 13 gennaio 2007

I wanna be the light that burns out your eyes
`cause I know there's little things about me
that would sing in the silence of so much rejection

venerdì 12 gennaio 2007

...continuazione...


...Non facevano rumore i nostri passi sull'asfalto. Quel mondo mi scorreva davanti immenso e ancor più dolce perchè suo. Eravamo insieme a raccoglier suoni dalla strada e riflessi sui tetti. L'arsura e la fame ci trovarono ancora in cammino. E là, in quella città dalle mille facce, per la prima volta sedemmo insieme. Ristoro per le gambe stanche, per i piedi doloranti, per la bocca secca e per le membra affamate. E i miei pensieri tornavano indietro, sotto un cielo d'Agosto che, un giorno, per la seconda volta, mi aveva teso le braccia e condotto in un mondo reale. Come un tempo avevano fatto le stelle, prima di spegnersi. Se avessi saputo parlare, se avessi saputo prestare le parole a quel moto dell'anima che, finchè non perdi ogni controllo non pensi possa nemmeno esistere e che in un attimo si dilegua, senza lasciarsi afferrare, avrebbe avuto altre parole e altri accenti, altri suoni, la mia bocca, in quel momento. Ma, sì, in qualche modo ero convinta che lui sapesse sentire anche ciò che la bocca taceva. Leggeva,lui e lo faceva da sempre. E così, tra le nostre dita, sulle nostre bocche, il tempo scorreva via, senza farsi sentire. Puoi sentirti a casa in qualsiasi posto del mondo, se il tuo rifugio sono gli occhi di un uomo. Ma la sera sarebbe calata presto e c'era da tornare nella piccola vallata che ci aveva visti passarci accanto tante volte, crescendo, ma senza mai "vederci"...Ancora un treno,l'ultimo e il viale. Le foglie secche, ricordo di novembre, volavano via al nostro passaggio...fino a casa...Si voltò,il vecchio giovane e ando' via. E in quella notte stanca, sulla curva dei ricordi, le parole si scrissero da sole...

mercoledì 10 gennaio 2007

Correva sulle fredde rotaie. Distratti e persi gli sguardi dei passeggeri. Ognuno col pensiero al suo piccolo mondo di riti e abitudini, cose da fare e da pensare e da trovare, cambiare e preparare; persone da incontrare,a cui parlare e cose...cose da comprare. Persone da comprare...
Come sempre, stralci di discorsi e di storie l'una sull'altra, nel vociare che circondava il mio corpo.
Un pizzichìo di corde, in quel momento mi svegliò...E melodia. Come usciti da un altro mondo, due occhi chiari si facevano strada, aprendo un varco verso il cielo. La voce di un violino...Nessuno si muoveva, ma il vociare, lentamente era calato. Sempre là i passeggeri, lo sguardo basso e immobile. Nessuno si era mosso di un centimentro.A guardare bene si sarebbe detto che quell'uomo e il suo violino fossero soltanto fantasia.
E così,allo stesso modo, tutti passiamo suonando il nostro violino nell'indifferenza della folla. Qualcuno ascolta distratto. Qualcuno storce il naso. Poi ecco, un giorno qualcuno ascolta e sa. Trova, nel tuo lamento silenzioso, una musica che conosce, perchè è sua. E come un'eco ti rimanda la sua canzone. E tu sai. La senti,perchè è tua.
Era accanto a me un vecchio giovane. Era accanto a me solo da un breve tratto del mio viaggio. Scriveva, lui. Le parole gli danzavano in testa sulle note intonate da quel violino e trasparivano dai suoi occhi lucenti, piegati a sorridere al sole. Ci aveva portati là il naturale bisogno umano di dare un senso e uno scopo al propio personale percorso. Necessità figlia dei tempi - ma quanto, quanto anelo la vera libertà.... Mi guardava e mi sorrideva.
Giù, giù dal treno in sosta ondate di persone.. L'ennesima fermata era la mia. Giù, lungo la banchina, quel vecchio giovane mi prese per mano. Per l'ennesima volta, come se non ci fosse mai stata una prima e come fosse l'ultima. Le sue dita si facevano strada dolemente fra le mie...
Il sole si alzava sulle strade e sulle vecchie chiese, sui nostri passi e sui nostri visi. Fra tanti io ero sola e spaesata. Senza orientamento e ignara. Ma c'era lui a guidarmi, a passi svelti, ad occhi aperti, risalendo per vicoli testimoni di una storia lunga secoli. Storia di re e di artisti, di profeti e di eori, di un popolo provato eppure vincitore. E storie di poveri e ladri, il sangue sulle strade e la fatica di vivere. Meraviglia di un mondo sconosciuto. Così vicino eppure mai visto. Eppure casa per lui.....


...to be continued...

martedì 9 gennaio 2007

"Scriverò delle tue mani che intrecciavano la tua storia alle mie dita...per non dimenticare niente..."



 

sabato 6 gennaio 2007

Nei miei sogni le proporzioni sono distorte. Ogni volta che lo sogno, quel posto, cambiato tante volte appare come allora..La stradina è stretta e allungata - ci si può correre, si può- solo la rete a fiancheggiarla  e gli scalini alti,come non lo sono mai stati....come quando ero bambina. Come quando ero bambina.

venerdì 5 gennaio 2007

...imparando a vedere con i tuoi occhi...


Eravamo là. Vicini. Insieme...
Un cielo d'inverno che si colorava sul mare e poi...riflessi rosati contro l'azzurro...
Sulle nostre teste una tela di pittore sembrava prender forma dall'inconsistenza di un giorno morente. Opera d'arte compiuta e perfetta, che si rimarrebbe incantati anche solo immaginando.
E i tuoi occhi erano lì.
E i miei occhi erano lì. 


martedì 2 gennaio 2007

Ho metri di parole,ma non le so accostare.