domenica 4 marzo 2007

Ognuno ha il proprio, personalissimo stile nello scrivere. Le parole ricorrono. Tendono ad essere le stesse. Mi leggo e mi riconosco e invidio chi nn usa mai due volte la stessa parola e  rifugge le associazioni di senso convenzionali, inventandone di nuove. Invidio l'insolita capacità di alcuni di spaziare tra i contesti mentali, trasferendo oggetti da un significato all'altro, trasformandone i simboli. Così possono  prendere una forchetta  per parlar d'amore o partire da un piede per raccontare di sogni...e comunicare...cose così apparentemente lontane dai loro referenti, particolari insignificanti caricati di un senso più ampio, termini accostati senza una logica evidente, come in un dormiveglia della coscienza. Così bizzarri da lasciar perplessi, fino alla comprensione e poi mi dico "perchè non ci ho pensato io?" mi dico, "perchè?". Ho troppi stereotipi radicati dentro, difficili da scrollarmi di dosso.

2 commenti:

  1. Credo che il concetto che tu esprimi, possa capirlo.


    Non lo condivido perché credo che scrivere, come parlare e quindi comunicare, implichi mettersi "in chiaro" con gli altri.


    E questo non può essere uguale, semmai simile, da persona a persona.


    E comunque tu non hai nulla da invidiare a chi, magari, scrive in maniera forbita ma parla di sciocchezze e non d'altro.


    Dal Buio

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  2. beh,è lo stile dei sogni,associazioni poco comuni fra cose apparentemente distanti.

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