Me ne sento 68.
mercoledì 15 aprile 2020
martedì 31 marzo 2020
sabato 14 marzo 2020
Stiamo vivendo una pagina di storia
Piccoli, miseri, mortali
Soldati disarmati in guerra
Cadiamo a migliaia
E il quotidiano cambia sapore
È fatto di bollettini
E numeri che crescono
Numeri, senza più umanità.
Di libertà negate
Di vie deserte
Di solitudini e distanze
Di mascherine e apnee
Di irrazionale paura.
E i morti eccedono gli spazi
Per i malati non c’è più posto
Nè tempo,nè conforto, nè cura.
È surreale
Denso
Disperato
Spaventoso.
È tutto intorno.
14 Marzo 2020
Sesto giorno
Piccoli, miseri, mortali
Soldati disarmati in guerra
Cadiamo a migliaia
E il quotidiano cambia sapore
È fatto di bollettini
E numeri che crescono
Numeri, senza più umanità.
Di libertà negate
Di vie deserte
Di solitudini e distanze
Di mascherine e apnee
Di irrazionale paura.
E i morti eccedono gli spazi
Per i malati non c’è più posto
Nè tempo,nè conforto, nè cura.
È surreale
Denso
Disperato
Spaventoso.
È tutto intorno.
14 Marzo 2020
Sesto giorno
martedì 31 dicembre 2019
venerdì 20 dicembre 2019
Sono un po’ schifata.
Da questa città così commerciale.
Da questa società dove non conta altro che arrivare, ma arrivare dove?
Dai bisogni indotti. Dalla mancanza di originalità.
Stesse cose, stessi gusti per tutti, stessi negozi, ci hanno prosciugato il cervello e il senso critico.
Sono disgustata dal conformismo, dalla massa cieca e giudicante e dal vuoto che certe volte diventa palpabile. Insopportabile.
Come sarebbe bello se tornassimo tutti ad avere un cuore semplice, libero e bambino.
venerdì 29 novembre 2019
martedì 26 novembre 2019
Sembra quasi tutto normale, ora che il tempo è passato.
A guardarsi indietro appare solo qualche frammento stonato. Un inciampo. Un incidente.
E tornano a brandelli immagini e memorie.
Ricordo un uomo, un giorno d’estate.
Le mani enormi e callose; aveva fatto il falegname. Lo raccontava quasi con vergogna, la voce talmente bassa che si faceva fatica a sentirlo. I modi gentili, gli occhi buoni di chi ha visto tanto. Ricordo una lunga attesa, l’ansia di ricominciare a non sapere, stanze bianche e lui, che mi prendeva piano il braccio mentre parlava e sorrideva.
Mi infilava un ago in vena, con un tocco talmente delicato da non farmi provare alcun dolore. Mi iniettava veleno come miele.
La gente ci passa accanto e come polvere, a volte, ci lascia qualcosa addosso. Qualcosa di piccolo, di prezioso, che incredibilmente, resta.
Non conosco il suo nome e non ricordo nemmeno più il suo viso. Ma il tocco sì. La dolcezza. Il senso della missione che si portava nelle mani.
Quello mi si è stampato sulla pelle.
A guardarsi indietro appare solo qualche frammento stonato. Un inciampo. Un incidente.
E tornano a brandelli immagini e memorie.
Ricordo un uomo, un giorno d’estate.
Le mani enormi e callose; aveva fatto il falegname. Lo raccontava quasi con vergogna, la voce talmente bassa che si faceva fatica a sentirlo. I modi gentili, gli occhi buoni di chi ha visto tanto. Ricordo una lunga attesa, l’ansia di ricominciare a non sapere, stanze bianche e lui, che mi prendeva piano il braccio mentre parlava e sorrideva.
Mi infilava un ago in vena, con un tocco talmente delicato da non farmi provare alcun dolore. Mi iniettava veleno come miele.
La gente ci passa accanto e come polvere, a volte, ci lascia qualcosa addosso. Qualcosa di piccolo, di prezioso, che incredibilmente, resta.
Non conosco il suo nome e non ricordo nemmeno più il suo viso. Ma il tocco sì. La dolcezza. Il senso della missione che si portava nelle mani.
Quello mi si è stampato sulla pelle.
lunedì 25 novembre 2019
Iscriviti a:
Post (Atom)