mercoledì 3 luglio 2019

Durante i primi anni di università, ho lavorato per un po’ di tempo in un ufficio.
 Avró avuto 20 anni, la maggior parte dei quali, passati in silenzio -perchè io non parlo mai- e in solitudine.
Ero un hikikomori ante litteram, prima ancora che tutte le tecnologie prendessero il sopravvento.
Me la sono cavata per un po', tra numeri, registri e contabilità.
Ma mi annoiavo a morte.
E là, sulla scrivania, in quelle mattine interminabili, vedevo spillatrici/balene in oceani di carta. E certe storie, all’arrivo dei fax, da scriverci un romanzo.
Mi sono sentita sempre un po’ folle per questo, ma, sai, questa sono io. Nei miei silenzi ci sono grandissimi vuoti. Pensieri molto oscuri. Ma anche fantasie, le più strane, matte, stupide e bambine. Che a raccontarle sembrerei geniale.

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