Il mio diario termina il 30 Ottobre del 2006.
Termina con una frase bellissima.
Ne ho portato con me solo una parte, perché è tutto scritto su quaderni, riempiti per anni con la penna blu e ormai ammucchiati e disordinati. Dimenticati, perfino.
Scrivevo tanto.
Mi piaceva, mi liberava, mi sollevava.
Mettere nero su bianco quel che sentivo mi chiariva le cose. Mi faceva crescere.
Sono stata sempre molto brava a capirmi, a capire quel che avevo dentro. Sono sempre stata una persona molto mentale, riflessiva. Anche se, poi, le mie scelte le ho sempre fatte d’istinto.
Sono un’introversa e non mi è mai importato altro.
Quando passi la tua vita chiusa in te stessa, impari a conoscerti molto bene. Sai guardarti senza filtri e senza distrazioni.
Ero una ragazzina vecchia. Senza alcun tipo di esperienza, ma con la saggezza dei vecchi, quella che acquisti pensando.
Il mio diario si è interrotto definitivamente, dopo mesi di silenzio, coincidenti col periodo più confuso della mia vita.
Si è concluso con quattro pagine fitte di parole, mature perfino stilisticamente.
Le pagine più belle che abbia mai scritto.
Mi leggo, dodici anni dopo, come se leggessi un libro e, invece, è la mia storia che iniziava.
Ormai quella ragazzina non c’è più.
L’ha sostituita una vecchia alle prime armi, che ancora fatica ad orientarsi nel mondo.
Di esperienza ne ha poca e la saggezza l’ha lasciata tra quelle pagine. Perché essere saggi fa soffrire ed io ho scelto di non crescere più.
Di chiudere gli occhi quando ho paura e di fare lo stesso il mio passo, vada come vada. Senza pensare.
Non voglio più pensare.
Ho invertito i tempi del mio esistere.
Dodici anni passati, mi hanno regalato qualche ruga, molti capelli bianchi e qualche kg in più.
Hanno ammorbidito la mia forma e il mio carattere.
Non so esattamente quanto sia maturata.
A volte mi sembra di essermi involuta, piuttosto.
Di cose ne ho fatte e mi è apparso sempre più lampante quanto tempo abbia sprecato nell’inerzia e nell’indolenza. In scelte forse sbagliate.
Ma, potessi tornare indietro, non farei nulla di diverso, per quanto sia drammaticamente cosciente che perdere tempo in questa società, è solo deleterio.
Sono diventata forte, per quante debolezze io abbia ancora.
Sono in equilibrio. Assecondo la mia natura, la accetto, mi piace, perfino.
Il cambiamento, se non è un processo spontaneo, non dà frutti succosi. Nessuno dovrebbe pretenderlo, né dagli altri, né da se stesso.
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