domenica 7 giugno 2009

R. non riesce a prender sonno questa sera.
Pensa che da tempo ha perso la buona abitudine di scrivere.
Pensa che a volte, ormai, fatica anche a sentirsi.
R. appunta stralci di pensieri, notando che Ben le ha sempre ricordato molto Tom Yorke e, chissà, sarà il libro che la ispira o il vuoto o i ricordi.
R. pensa che c'è stato un momento, una volta, in cui si è resa lucidamente conto che si stava innamorando e quel momento aveva un luogo e un tempo e una canzone che ancora suona nella testa qualche volta. C'era stato un momento simile anche per il dolore.
R. sente che darebbe tutto per tornare un attimo ai giorni indefiniti e sottintesi dell'amore.
Desidererebbe precipitarci dentro, come una lacrima che precipita sul cuscino e morirne lì, annegata e vinta. Perchè forse non è fatta per l'amore.
R. crede che la sua felicità sarebbe di essere vissuta da qualcuno con la nostalgia di un ricordo. Eterna e soffusa musica di sottofondo. Scopo e desiderio.
R. ha l'impressione di essere uscita da un barattolo e caduta in una clessidra.
R. camminando, oggi, si sfiorava la pancia e nel profumo dei gelsomini immaginava di toccare un nido tondo e pieno, e non sapeva spiegarsi il come, nè il perchè, mentre il suo corpo era solo una culla di morte e ninne nanne tristi.
R. pensa che forse non esiste persona al mondo così maledettamente coerente con sè stessa che perfino il suo aspetto si è arrestato a 17 anni.
Vorrebbe raccogliere tra le mani tutta la sabbia scivolata via...
R. sente che il sonno le pesa sulle palpebre, ormai, ma la mente è  più sveglia che mai e non si arresterà stasera, continuerà il suo lavorìo nel sonno e più giù ancora, a metà strada tra il niente e l'eternità, sognerà fili di perle tra le dita e visi di vecchie signore e salmi arcani.
E poi sarà dolce l'incoscienza, dove sempre tutto si perde per essere ritrovato.


 

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