venerdì 19 novembre 2010

Quante cose, poi, non trovano il coraggio di diventare reali.
Forse perchè non siamo abbastanza forti da afferrarle, adagiati nell'indolenza più profonda.
Forse perchè pensiamo di non meritarle.
La paura, a volte, sormonta perfino i desideri.
E ci ritroviamo a viaggiare, sempre sugli stessi percorsi, cieche locomotive, col nostro carico di rimpianti dietro la schiena.
E un foglio a rivelarci la nostra vera età.

martedì 9 novembre 2010


8 Novembre.
L'autunno è la culla preferita del mio umore.



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Camminavo su un tappeto di foglie, rese lucide e vivaci dalla pioggia, e pensavo...
Pensavo che l'autunno ha colori meravigliosi. Ha odori intensi e sapori corposi.
Ha il suono costante di una malinconia assopita, il lamento di sottofondo della pioggia e il fischio del vento tra le fessure di una finestra. E' una goccia che scivola sul vetro incontro al suo destino, ignara se finirà per fondersi con le altre o per morire, disciolta in una sconfinata solitudine.
 
La pioggia cadeva in orizzontale ed ogni riparo era un ingenuo tentativo di sottrarsi ad una furia senza nome.
Ad ogni passo un brivido e ad ogni brivido una goccia a bagnarmi il viso.
Novembre e le foglie morte. Novembre e le tempeste. E' un mese che porta inscritti in sè un epilogo e una promessa. E' un tempo di ridefinizione.



Tutti i pensieri e i vani tormenti di una vita parevano svanire in quell'atmosfera così reale.
Sono arrivata a casa bagnata fradicia. Una desolata barchetta che attracca in porto dopo la tempesta. Stanca, scombussolata.
E' una sensazione ancestrale ogni volta. Inebria, infastidisce, spaventa. E infine rassicura.
Ritrovarsi così, indifesi e gocciolanti, ma finalmente salvi.
Finalmente a Casa.


 



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 E un anno fa pensavo di morirne. E invece siamo ancora in piedi.